Saldi IKEA: quasi un furto!!! Ma dov’è il made in Sweden?

128° giorno post-Ikea.

ikea saldi All’Ikea vanno avanti i saldi invernali di fine stagione. Del resto, la betulla a metà prezzo sembra fare sempre gola a tanti appassionati del low-cost dell’arredamento svedese fondato da Kamprad.  

Anche se, ormai, trovare all’IKEA un prodotto assemblato in Europa è difficilissimo. Impossibile, poi, se si cerca il “made in Sweden”. Qualche esempio? Gli utensili da cucina in acciaio sono prodotti quasi tutti nella Repubblica Popolare Cinese (solo i bicchieri vengono fabbricati in Olanda).

 Per trovare qualche oggetto realizzato nell’altra Cina, quella della “ribelle” Formosa, bisogna usare il lanternino (a Taiwan non è restato che accontentarsi di produrre il tritaspezie “Dold”). E dir che una volta il “made in Taiwan” impazziva nei negozi italiani ed europei, soprattutto in quelli di elettronica di consumo. Segno dei tempi che cambiano.

Solo da IKEA...La maggior parte della produzione del colosso svedese dell’arredamento fai da te, è realizzata nei paesi del Far East Asiatico. Così, l’Indonesia produce tutti gli oggetti in vimini (tranne il portaoggetti “Rebus”, realizzato in Vietnam), l’India fornisce i tessuti, e la Thailandia diversifica, così come la Corea.

E, per favorire l’ingresso della Turchia nell’Unione Europa, ad Ankara è stata affidata la produzione di copripiumini e cuscini. Che, tuttavia vengono realizzati anche in Bulgaria (in prima fila per l’allargamento dell’Europa comunitaria), ed Estonia (quelli denominati “Gosa blinka”, “Gosa krama” e “Mysa lätt”). Non si capisce, poi, perché a Sofia vengano realizzati solo i cuscini “Irma” e “Bergek”. A quanto pare, la multinazionale svedese è all’avanguardia, non solo per la politica di aiuto ai paesi in via di sviluppo, ma anche per quanto riguarda la politica di allargamento dell’Ue.

I Paesi entrati di recente nei 25, infatti, hanno un trattamento di favore: il cuscino “Ritua”, e il “Gosa mini”, ad esempio, sono fabbricati in Polonia, mentre la Repubblica Ceca si è specializzata nella fornitura di articoli per ufficio.

Ai padri fondatori della Cee è rimasto ben poco: la Danimarca produce qualche cassettiera, la Germania solo un barattolo di vernice anticante per mobili in legno grezzo e le pile, mentre il Belgio deve contrastare la concorrenza di Cina, India, Egitto, e perfino Iran, per quanto riguarda i tappeti. Che sia la strada giusta per bloccare il programma nucleare di Theran?

Va peggio alla Gran Bretagna – punita per il suo “antieuropeismo”, che ancora le fa preferire la sterlina all’euro – che deve accontentarsi di fornire qualche poster e reprografie di quadri, ma in concorrenza con Polonia, Francia e Canada (i cui prodotti sono tuttavia assemblati in Messico).

E l’Italia? Al Bel Paese non resta che accontentarsi di fornire i tovagliolini di carta. Ma è probabile che nelle filiali estere dell’IKEA, anche questi siano “made in China”.

Ecco spiegata allora la causa profonda di scene isteriche come questa di una cliente dei saldi IKEA in preda ad una finta sindrome di Bonnie e Clyde

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