Archive for Made in Italy

Soffro d’Ikea: il libro perfetto per riderci e per pensarci

108° giorno post-Ikea.

Soffro d'Ikea Erik Gunnar Trjo Perdonatemi la latitanza…Tranquilli! Non ero rimasto chiuso dentro qualche megastore dell’Ikea! Il fatto è che questo è un periodo abbastanza intenso dal punto di vista professionale per me. Vedrò di recuperare subito…Mi sono imbattuto in questa bella recensione firmata da Paolo Madron su Panorama che mi permetto di citare integralmente e che vi invito a leggere prima di tuffarvi tra le pagine del frizzantissimo libro in oggetto…il titolo dell’articolo, comunque, la dice già lunga: “La vita è mobile. Come l’Ikea.”  

“Circola, e sta suscitando un discreto interesse, un amabile libro di Erik Gunnar Trjo (pseudonimo scandinaveggiante dietro cui si celano tre autori italiani: un manager, uno sceneggiatore e un esperto di comunicazione) sui caratteri fausti e infausti dell’Ikea, ovvero uno dei miti dell’industria mondiale cui la postmodernità ha dato definitiva consacrazione.

Soffro d’Ikea. Luci e ombre dell’impero del mobile (Leconte editore) cerca di scavare dietro la fortuna di quei manufatti, sedie, letti, librerie e tavoli, dai nomi che evocano boschi ed elfi (Aneboda, Besta Inreda, Hensvik, Bjorkudden…) e che spopolano nelle case di milioni di europei.
Segno evidente, se è vero che il mercato viene prima della politica, che l’azienda svedese ha precorso l’Unione e il suo successivo allargamento, reale e anche ipotetico, vista la consolidata e politicamente border line presenza in Turchia.

Nel libro si parla di molte cose e aspetti, alcuni anche deteriori, come le ombre che si insinuano sull’utilizzo non proprio a regola sindacale della manodopera nei paesi a basso costo del lavoro, e che finiscono con l’intaccare l’appeal socialdemocratico del modello svedese.

Oppure la filosofia totalizzante del punto vendita, dove si trova tutto, dal salmone al materasso, che ne fa un prototipo dei megacentri commerciali oggi di moda, dove la gente va indipendentemente dal fatto che abbia o meno una precisa necessità da soddisfare.
Ma il dato interessante di Soffro d’Ikea è la sua intrinseca, credo inconsapevole, contraddizione. Perché nel tentativo di ridimensionare il fenomeno riducendolo a una sorta di sindrome patologica tipica dell’omologazione consumista (a codesta malattia gli autori danno il nome di ikeite) finisce con l’esaltarne le virtù salienti.

Dire infatti che la multinazionale svedese ha il suo successo perché enfatizza il senso della precarietà sociale esistente, è come dare un plauso incondizionato alle sue strategie di marketing alle quali, come si sa, mal si addice il giudizio etico.

Se, parafrasando Zygmunt Baumann, la contemporaneità è liquida, non si può chiedere all’Ikea di produrre mobili massicci e finemente lavorati al solo scopo di contrastare la crisi dei valori che mina la civiltà occidentale.
Se le giovani generazioni amano vivere in posti diversi, magari cambiando spesso paese, non è perché i kit dell’Ikea si montano come un facile bricolage da rendere agevole metter su casa. In fondo si tratta di arredamento, non di idee capitali, di prodotti che sono l’effetto e non la causa dei mutamenti sociali. Se il numero dei single aumenta, e quello dei divorziati pure, non è perché all’Ikea si comprano spendendo poco quei pezzi essenziali che aiutano a riempire l’improvviso vuoto di spazi e affetti che si spalanca sulle nostre vite.

Nel libro si associa anche l’Ikea a un’idea di transitorietà, un po’ per la non eccelsa fattura dei suoi prodotti (ma a quei prezzi cosa si pretende?), un po’ perché, e questo è magari vero, un mobile Ikea non è per sempre, come un diamante, ma per quei segmenti dell’esistenza che fanno da intervallo tra una precedente condizione di stabilità e l’arrivo, o la messianica attesa, di una nuova.

Per inciso, una delle caratteristiche che hanno determinato il successo del marchio è l’usa e getta dei suoi manufatti.
Nel senso che, e stuoli di single lo sanno bene, sono pezzi d’arredo che si affittano insieme all’appartamento che si lascia, per il semplice motivo che il costo del trasporto è superiore a quello di acquisto.
Ma, ancora, la transitorietà non è un valore ma una condizione, o al massimo una categoria dello spirito che connota l’odierno caotico fluire della storia.

Transitorietà fa rima con precarietà, anzi ne è la degenerazione perché tende a rendere permanente una modalità che dovrebbe essere di breve durata. Ma dal punto di vista del prodotto non fa differenza perché anche il precario, così come il transeunte, trova all’Ikea il modo di soddisfare le esigenze del suo misero portafoglio.
A ben guardare i tratti del marchio svedese sono gli stessi che connotano la contemporaneità: funzionalità, flessibilità, essenzialità e costi contenuti. Non per niente l’Ikea è la quintessenza del low cost ancora prima che il fenomeno si estendesse ad altri settori merceologici, e ce ne fosse piena e ideologica consapevolezza.

Nonché di un nuovo approccio commerciale che consiste nell’assecondare, e non nell’imporre, i bisogni del consumatore.
L’antitesi, in termini di marketing, potrebbe essere il Mulino Bianco della Barilla, che abbina i prodotti al modello della famiglia moralmente ed esteticamente perfetta (ma conosco un sacco di single e divorziati che la mattina si nutrono di Galletti e Tarallucci).

La famiglia, che la Chiesa li perdoni, che da questo punto di vista è la nemica numero uno degli svedesi, così come i figli mammoni che si attardano a vivere in casa con i genitori e che dunque non hanno alcun bisogno di frequentarne i magazzini.”

(Fonte: Panorama)

Buone Feste anche alla maling list…

86° giorno post-Ikea.

Ecco la cartolina di auguri che ieri la penna di In Punta di Penna ha mandato, in zona Cesarini, a tutti i contatti della sua rubrica professionale rigogliosa come il “Catalogo dei Viventi” di Giorgio Dell’Arti e Massimo Parrini…sperando che qualcuno non si ritrovi a leggerla il 7 gennaio 2007…di nuovo GRAZIE per la collaborazione a tutti i destinatari e AUGURI AUGURI AUGURI!!!

Buon Natale 2006!

 

Vaticano Soccer Club: anche la Santa Sede nell’olimpo del calcio?

80° giorno post-Ikea.

Alti prelati dall’altare al centrocampo? Frati dai confessionali agli spogliatoi? E Ratzinger in panchina a fare il CT? Scherzava o faceva veramente sul serio, il cardinal Bertone, quando ha dichiarato: “Non escludo che il Vaticano possa allestire in futuro una squadra di calcio di grandissimo valore”.  Il cardinale, che non ha mai nascosto la sua passione per il calcio, parla addirittura di una squadra “all’altezza di Roma, Inter, Genoa e Sampdoria”. Quando era arcivescovo di Genova, Bertone aveva anche fatto per alcune telecronache allo stadio per una televisione privata mostrandosi un grande esperto.

Per adesso la notizia (fonte ANSA) fa ancora piuttosto sorridere…certo è che, però, se il dream team del Vaticano dovesse diventare realtà, per il ruolo di portiere non ci sarebbero sicuramente dubbi…

Video atterraggio aereo ad Ancona…

80° giorno post-Ikea.

In una giornata uggiosa come questa, finalmente invernale e della temperatura giusta per sembrare abbastanza pre-natalizia, io preferisco volare con la fantasia dedicandovi il video di questo atterraggio sulla pista dell’aeroporto Raffaello Sanzio di Ancona…quando c’era ancora il sole, quando era caldo, quando l’Ikea, forse, ancora non c’era…eh eh…

Anna Tatangelo e Gigi D’Alessio, Lollobrigida e Javier Rigau…strani amori?

78° giorno post-Ikea.

Gigi D'Alessio e Anna Tatangelo Sono le due notizie che stanno infiammando le pagine di gossip degli ultimi giorni. Da un lato, le nozze in programma per il 27 gennaio a Roma e poi andate a male tra la diva Gina Lollobrigida e il misterioso imprenditore spagnolo Javier Rigau, dall’altro l’outing del cantautore napoletano Gigi D’Alessio sull’ormai chiaccheratissima love-story con la bella ed intonassima Anna Tatangelo.

Prima del pettegolezzo, però, parola all’anagrafe, infatti…Luigina Lollobrigida nata a Subiaco (Roma) il 4 luglio 1927 (79 anni) e Javier Rigau nato negli USA 45 anni fa da un’agiata famiglia catalana – Anna Tatangelo nata a Sora (FR) il 9 gennaio 1987 (19 anni) e Gigi D’Alessio nato a Napoli il 24 febbraio 1967 (39 anni). Ovvero:

  • Lollo – Javier = 34 anni  
  • D’Alessio – Tatangelo = 20 anni 

Allora, vero è che, come recita uno degli ultimi singoli di Ligabue, “L’amore conta”…ma chi l’ha detto che per gli affari di cuore bisogna per forza fare i conti con la propria carta d’identità come Gigliola Cinquetti che a Sanremo diceva ”Non ho l’età per amarti…” Infondo, al mondo c’è posto anche per gli “Strani Amori” cantati da Laura Pausini…o no?!?

Ma sentiamo che dicono alcuni dei diretti interessati…

“Anna – ha confessato D’Alessio a “Chi” – ha saputo darmi il suo affetto senza chiedermi niente, restando nell’ombra, nell’ingrato ruolo dell’altra donna. A dispetto dell’anagrafe, mi sono reso conto che Anna è più matura di mia moglie per la sua capacità di capirmi, di intuire le mie debolezze senza mai approfittarne.”

Gina Lollobrigda e Javier Rigau Javier Rigau, per 22 anni l’amante segreto della Lollo, commenta, invece, così il suo matrimonio mancato: “Ho amato pazzamente Gina, ma, dopo anni meravigliosi di felicità e allegria, lei ha fatto cose che mi hanno spaventato. E non è stata tanto colpa della pressione della stampa, anche se tutto è stato più forte dell’amore, ma perché ho visto in Gina un aspetto commerciale della vicenda che non mi è piaciuto e mi ha sorpreso“.

Ma la Gina nazionale sulle pagine di “Diva e Donna” difende a spada tratta il suo giovane ex-promesso sposo: “Tra me e Javier è un addio definitivo. Abbiamo ritenuto fosse meglio, visto che alcuni hanno scritto calunnie inaudite, insulti. Però ci sentiamo ogni minuto. E ora sto preparando un viaggio per l’India. Javier è un uomo distrutto, irrimediabilmente segnato, si porterà dietro per il resto della sua vita questa ignobile pubblicità”.

Markette La7 logo Anche io, una volta, ho saputo di un tipo “insospettabile” che, nonostante una famiglia e con il pretesto del business, se la faceva assiduamente con delle facoltose, quanto vegliarde signore di provincia, disposte a ricompensare pomeriggi e serate di sesso anche alla camporella e ore di telefonate e sms sdolcinati, con favolosi regali deluxe (orologi, auto di lusso, opere d’arte, accessori e vestiario a 5 stelle). Peccato che, a tutt’oggi, sembra che quest’uomo abbia ancora l’immeritatissima fama di un imprenditore di successo e di gran t(r)ombeur de femmes, quando, in realtà, la sua fortuna economica l’ha costruita solo a furia di ”marchette” con donne tutte rughe, cellulite e brillanti al cui confronto la settantenne Lollo sembra proprio una calendiva!!!  

E voi che ne pensate? L’amore è davvero una cosa meravigliosa ossia un’alchimia componibile come una cucina Ikea e possibile anche quando si mettono insieme due generazioni molto diverse tra loro? Oppure, alla fine, è sempre e comunque, soltanto uno scambio di favori?    

Palaindoor di Ancona, atletica indoor 2007 sul set con Carlo Mazzacurati e la Fandango!

68° giorno post-Ikea.

CIAK, SI GIRA! IL PALAINDOOR DI ANCONA DEBUTTA AL CINEMA…

Palaindoor di Ancona 2007 Non solo ha la straordinaria peculiarità di essere l’unico impianto al coperto in Italia interamente dedicato all’atletica leggera, ma presto il Palaindoor di Ancona sarà al centro anche di un’altra avventura, raccontata, stavolta, sul grande schermo.

In occasione dei Campionati Italiani  Assoluti (17-18 febbraio 2007), infatti, il Palas dorico diventerà il set di un’importante pellicola prodotta Palaindoor di Ancona 2007 esternodalla nota casa cinematografica Fandango, fondata nel 1989 da Domenico Procacci e che ha al suo attivo oltre 40 lungometraggi d’autore tra i quali “La Stazione” e “La Terra” di Sergio Rubini, “Bad Boy Bubby” di Rolf De Heer, “Il Partigiano Johnny” e “Lavorare con lentezza” di Guido Chiesa, “L’ultimo bacio” e “Ricordati di me” di Gabriele Muccino, “Radio Freccia” di Luciano Ligabue, “L’imbalsamatore” e “Primo Amore” di Matteo Garrone, “Respiro” di Emanuele Crialese e “Le conseguenze dell’amore” di Paolo Sorrentino.

Antonietta Di Martino primatista italiana salto in alto Il titolo provvisorio del film, diretto dal regista Carlo Mazzacurati e realizzato in co-produzione con RAI Cinema, è “La Giusta Distanza” e la scena finale sarà ambientata proprio nel corso della massima rassegna tricolore. L’ultimo ciak vedrà, quindi, il protagonista del film, seduto tra il pubblico, mentre osserva la sua fidanzata, una giovane campionessa di salto in alto, durante la gara dei Campionati Italiani Indoor.

Da segnalare che il progetto, in considerazione delle tematiche trattate, ha già ricevuto il conoscimento di “Film di Interesse Culturale e Nazionale” da parte del Ministero per i Beni Culturali.

Sic1: ADSL a 9 euro anche per i piccoli comuni made in Marche

64° giorno post-Ikea.

adsl sic1 a9 euro marche Anche nelle piccole realtà si può avere il coraggio di fare grandi invenzioni. Ecco, così, la rivincita tecnologica di una bella parte di quella sconfinata prateria di campanili che è la provincia italiana. Proprio ora che si ritrova fare i conti tutti i giorni con un colosso multinazionale come Ikea, nuovo colonizzatore dell’Italia in una regione.  

Il problema è il digital divide, cioè il divario nell’accesso alle nuove tecnologie, dei piccoli comuni nei confronti delle grandi aree urbane e industriali. La soluzione, invece, arriva proprio dalle Marche, grazie ad una società interamente pubblica, la Sic1, che propone alle amministrazioni locali di consorziarsi per fornire a prezzi bassi l’accesso a internet ad alta velocità (Adsl) a tutti quei cittadini rimasti “scoperti” dalle compagnie telefoniche tradizionali.

“L’idea – spiega Luca Vincenti di Sic1 – è nata da un pioniere, Stefano Ricci, che insieme a Luca Casadio ha voluto compiere una scelta coraggiosa: far nascere una società all’interno di un comune. Il nostro concetto di connessione a internet ad alta velocità è un po’ come quello dell’acqua, che dev’essere garantita a prezzi bassi a tutti i cittadini”. 
A dare il La a questa intraprendente iniziativa è stato il comune di Chiaravalle in provincia di Ancona, allargandosi progressivamente e riscuotendo molto successo anche in altri 42 cittadine. “Il traguardo più importante di Sic1 - continua Vincentiè quello di poter fornire la linea Adsl a nove euro al mese. Certamente non è cosa facile e non tutti ci hanno aiutato: molte società telefoniche, infatti, non vedono di buon occhio la nostra iniziativa. Noi però andiamo avanti e possiamo dire ad alta voce di aver dimostrato come una società pubblica possa essere efficace nel distribuire servizi, mettendo in un consorzio comuni che fino a ieri erano considerati minori”.

“Il nostro progetto principale – aggiunge Vincenti – si chiama A9 Adsl e funziona pressappoco così: noi c’impegniamo a far arrivare internet ad alta velocità nel  comune socio, il quale a sua volta la elargisce ai cittadini con sistemi cablati. Laddove il comune lo richieda o quando le abitazioni sono difficilmente raggiungibili con i cavi, allora utilizziamo il servizio di Adsl wireless, senza fili. La connessione che proponiamo ai cittadini viaggia a due megabit al secondo con una banda minima garantita di 64 kilobyte, quindi è un servizio di tutto rispetto. Internet wireless è già attivo in quattro comuni, che entro la fine dell’anno diventeranno 32. Si tratta sicuramente di un importante progetto: alcuni dei paesi dove stiamo portando internet non hanno nemmeno la copertura dei telefoni cellulari”. 

Tra gli altri progetti di Sic1, che comprende moltissimi comuni delle Marche tra cui Sassoferrato, Sant’Elpidio a Mare, Camerata Picena e Pergola, e che si avvale della partnership di importanti società del settore, tra cui Cisco Systems, Dell, Siemens e Telecom Italia, c’è anche quello, da inizio gennaio, di allacciare i comuni con un servizio di totem. Questi, dislocati nei punti più importanti della città, permetteranno non solo l’accesso a internet gratuito senza fili nelle strade limitrofe, ma anche la possibilità per i turisti di guardare la mappa della città e ottenere informazioni, e per i cittadini di avere uno scambio concreto con la pubblica amministrazione.

All’interno di A9, inoltre, è presente anche un servizio chiamato Silver Age, ideato per la fascia più debole della popolazione, che prevede l’utilizzo di una tecnologia che consente agli anziani, in caso di pericolo o improvviso malore, di allertare i propri familiari o i servizi di emergenza.

(Fonte: www.repubblica.it)

L’Ikea, il presepe, non lo fa a Natale…

64° giorno post-Ikea.

presepe ikea creche E’ la polemica del giorno. Come al solito tanto rumore per poco o, forse, per nulla. Per carità, tutti d’accordo sul valore e il rispetto della tradizione. Ma, poi, i conti bisogna farli anche con la dura legge degli affari, ovvero che business is business! Quindi, cari amici, mettetevi l’anima e il muschio in pace perchè qualche illuminata analisi di mercato ha appena stabilito che non è più IN fare il presepe! Così, quest’anno, niente statuine, casette, mangiatoie, pastori, greggi e bambinelli sugli scaffali di megastore come La RinascenteIkea.  

“Nessun simbolo religioso è in vendita”: è la motivazione ufficiale con la quale l’Ikea di Padova, così come gli altri undici magazzini della catena svedese in Italia, spiega la decisione di non vendere presepi quest’anno. “Siamo un’azienda svedese – fanno sapere dall’Ikea – abbiamo in vendita tanti addobbi natalizi, in particolare quelli per l’albero di Natale, che è un simbolo più ‘trasversale’, ma presepi non ne teniamo”. “L’albero – prosegue – lo fa la maggioranza delle persone, anche nei paesi musulmani. Il presepe, invece, è tipico della tradizione cattolica”. Per Ikea, comunque, il presepe esce dal target di vendita della catena commerciale,“che è tutto sull’arredamento”.

Ed io che quest’anno avevo in progetto di ampliare lo stagno di carta stagnola per le mie paparelle e comprare qualche altra pecora ai miei pastori?!? Senza parlare del nuovo balcone con vista che avevo in mente per l’angelo sopra la grotta…e dei nuovi vestiti per i tre Re Magi ormai obesi dopo essersi rimpinzati di torroncini…e voi? Come la pensate? VIVA L’ALBERO O ABBASSO IL PRESEPE?