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Lo specchio della porta

Fosse la volta buona. Lo sperava con ogni atomo del suo corpo. Geraldo era partito dalla sua porta. Finalmente. Non ce la faceva più. Lo stadio visto tra i pali bianchi di quella cornice estrema era simile all’orizzonte piccolo di un ergastolano. Ai lavori forzati. Ora che l’aveva ai piedi, però, la palla di piombo della sua condanna s’era fatta d’aria compressa. All’improvviso leggera, se la portava con sè in quella corsa di rimbalzi. Davanti agli occhi l’obiettivo di una vita. Intorno lo stupore zittito della tribuna e le urla al vento della panchina. Gli serviva solo l’occasione giusta, l’attimo del coraggio, dell’adesso o mai più. Senza indecisioni. Non poteva più permettersele. Già quella commessa da bambino gli aveva innescato la spinta del gesto forsennato nel quale oggi si stava avventurando. Quel gol mangiato a porta vuota nella partita più importante di un torneo di figurine appicciose, lo aveva precipitato al ruolo eterno di ultimo difensore. L’unico che usa le mani in un gioco dove tutti gli altri tirano calci. Mentre ci ripensava, aveva ormai alle spalle il recinto della sua area di rigore. Le mani gli friggevano bendate dal cuoio di quei guanti bianchi, troppo puliti per essere di un portiere vero. Eppure lui lo era e come.

Erano più di milleottocentosedici minuti che nessuno riusciva a segnargli. Un primato di imbattibilità che lo aveva reso un idolo nel suo girone di terza categoria. Un idolo, come spesso accade, terribilmente annoiato. Sì, perché Geraldo quel record non l’aveva messo su con chissà quali parate o colpi di reni. A lui era, infatti, bastato stare al suo posto e prodursi al massimo in qualche raro rinvio da fondo campo. Era molto difficile che gli avversari giungessero dalle parti delle sua porta. Se per caso avveniva, però, quell’ardore offensivo si spegneva puntualmente lontano dalla linea orizzontale covata dalla traversa. Come se ci fosse un muro. Una strana barriera invisibile. Lo aveva capito pure lui intorno alla ottava partita senza reti, dopo che tutto il bar e mezzo paese avevano dato il merito di quell’inviolabilità solo alla prontezza della difesa. Quasi dimenticassero che il terzino destro della sua squadra era lo stesso uomo che avevano ribattezzato “Pedicalento” e che quello sinistro aveva un tocco di palla secondo solo a Gambadilegno.

Geraldo, invece, era uno di quelli che passava facilmente inosservato. Forse perché a lungo si era lasciato in pace. Fin troppo. Fino al giorno in cui – persuaso che tanto quella sfera di cuoio non sarebbe mai andata oltre – alzò le braccia dritte su di sé e afferrò la traversa per issarvici sopra. Appollaiato lì come una gallina al guinzaglio, gli era sembrato di vedere dovunque. Oltre la rete verde di quel prato verde piantato di buche e tacchetti. In cima a quelle due file di panchine sbilenche che qualcuno, con presunzione, chiamava spalti e da dove, in quel momento di inaudita “sospensione”, molti gli avevano imprecato contro mille maleparole. Il tempo di una ripartenza e fu di nuovo precipitato nella terrestre gravità del giuoco del pallone. I suoi piedi finirono nel gesso di una nuvola bianca sulla linea di porta. Quel confine sottile tra vittoria e sconfitta, talvolta segnato dalla croce del pareggio. Proprio da quella oggi aveva scelto di fuggire, dallo zero a zero dei suoi 33 anni. Ancorato a una palla che ora spazzolava imperterrito a piedi in un trafelato arrembaggio di corsa.

E come nessuno riusciva da tempo a mettergliela in rete, ora che era ben oltre la metà del rettangolo di gioco, non c’era avversario che, tra scivolate e contrasti, trovasse il modo di staccargliela. Manco fosse Garrincha. In fondo a lui del calcio non è che gliene importasse poi molto. Lui che non prenotava mai tre giorni prima il tavolo in pizzeria se il sabato sulla pay-tv c’era l’anticipo di serie A. Lui che in quella squadra ci giocava perché, il più delle volte, la domenica erano undici contati. Trenta metri, ventinove, ventotto. La porta di là intanto era di nuovo più grande di lui, mentre l’arbitro mordeva il fischietto. Ventisette, ventisei come gli anni a cui si era laureato in Economia e Commercio. Ma per vivere faceva il ragioniere a stipendio. Venticinque, ventiquattro, ventitre, ventidue, ventuno, venti come le partite che non prendeva gol. Ora, però, era lui che voleva segnarne uno. Ostinatamente. Diciotto, diciasette, sedici. La giusta distanza di fronte allo specchio della porta. Con tutta la forza che aveva in corpo, tutta la mira che c’era nei suoi occhi e tanto mal di pancia, diede quel calcio. Il pallone partì radente al suolo, basso basso. Ogni singolo pezzo di cui era conciato fischiava aria nella direzione esatta. L’urlo di Geraldo gli faceva da scia. Perfettamente immobile il portiere avversario. Come lui tante volte. Palo!

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Ancona 2009 e l’atletica del Vecchio Continente

918° giorno post-Ikea.

Scusate l’assenza. Ma i primi 3 mesi del 2009 sono stati davvero intensissimi e travolgenti. Tanta atletica ovvero tanto lavoro, ma anche qualche “piccola” soddisfazione. Dalla trasferta a Tampere per Finlandia-Italia (7 febbraio), per passare attraverso i Campionati Europei Assoluti di Torino 2009 (6-8 marzo) fino agli Euroindoor Master di Ancona 2009 (25-29 marzo), cinque giornate frutto di un lavoro di quasi 3 anni che hanno visto il Palaindoor di Ancona, ora ribattezzato Banca Marche Palas, protagonista di un’invasione di quasi 3000 sportivi over 35. E poi l’entusiasmo di tante persone illuminato dal sorriso sempre brillante di chi ha scelto di vivere quest’avventura come volontario. Le risate e le litigate. Le vittorie e le sconfitte. “Zio Ottavio” Missoni e i tanti campioni senza età con le loro “Master Emotions”. Sì, penso proprio che tutto questo me lo ricorderò per tutta la vita…GRAZIE!

Ancona2009 | Euroindoor Master con Missoni e Renè Felton

810° giorno post-Ikea.

Ormai manca veramente poco. 93 giorni giusti giusti. E poi ad Ancona scatterà l’invasione dei 5.000 dei Campionati Europei Master Indoor di Atletica Leggera. Venerdì 19 dicembre alla Sala delle Piscine del Palazzo del CONI di Roma in occasione della conferenza stampa nazionale seduti in prima fila c’erano due super personaggi come lo stilista-olimpionico Ottavio Missoni e Renè Felton, mamma dell’asso azzurro del salto in lungo Andrew Howe. Entrambi li rivedremo in pista al Palaindoor, lui nel getto nel peso e lei nei 60 hs, dal 25 al 29 marzo 2009. Da non perdere!

Queste le foto della conferenza stampa:

E questa la cartolina video di Ancona 2009:

Calendario TAM 2009 | Atlete in posa per il Senegal

802° giorno post-Ikea.

Per la serie quando l’atletica si fa bella e buona per una giusta causa. Diamo una mano alle bellissime ragazze delle Tecno Adriatletica Marche che si sono messe in posa per un calendario molto speciale. L’obiettivo è quello di donare un sorriso ai bambini del Senegal, sostenendo l’Associazione di Volontariato Akuna Matata che sta promuovendo una raccolta fondi per costruire un ambulatorio pediatrico e ginecologico nel villaggio di Mbour, vicino Dakar.

Per info e per ordinare il calendario (donazione di 10 euro) basta contattare la segreteria della Tecno Adriatletica Marche: Tel./Fax 0735 753174 E-mail: tecnoadriatleticamarche@gmail.com Blog: TAM TAM. A partire dal 15 dicembre 2008 sarà in vendita anche nelle edicole di San Benedetto del Tronto (AP).

Intanto rifatevi gli occhi con il video del backstage del Calendario TAM 2009:

E questo è il risultato:

BOLT! 9.72 record del mondo 100 m [video]

619° giorno post-Ikea.

Usain Bolt, 9\Mi dispiace per LUI, anche perchè il suo primato l’aveva fatto, nemmeno un anno fa, proprio in Italia a Rieti. Ma dopo aver già visto correre Usain Bolt COSì, sembrava quasi scontato che quel record del mondo avesse i centesimi contati.

Grande impresa, Grande Mela. L’occasione giusta è stata, infatti, ieri [sabato 31 maggio 2008] il Reebok Grand Prix allo Ichan Stadium di New York. Il tempo, veloce come mai nessun altro essere umano sulla Terra, 9″72.

E a rendere ancora più autorevole il risultato di questo inafferrabile giamaicano di 21 anni è che nella stessa gara ha battuto di 0”07 Tyson Gay, ovvero il più quotato sprinter statunitense e, soprattutto, il Campione del Mondo in carica.

E pensare che qualcuno aveva avuto il coraggio di dirgli che era troppo alto per lo sprint breve…bah!…piuttosto, chissà se adesso il giovane Bolt avrà ancora qualche dubbio se correre i 100 o i 400 metri alle Olimpiadi di Pechino dove, insieme all’ex-uomo più veloce del mondo Powell e al campione Gay, potranno regalare all’atletica mondiale una delle sfide più avvincenti della storia dei Cinque Cerchi. E visto mai che in quella finale di big non possa esserci anche un azzurro: LUI. Per adesso è bello sperarlo. E allora…bravo Usain, ma FORZA SIMONE!

Oscar Pistorius | Intervista a un campione in-super-abile

593° giorno post-Ikea.

Sono davvero contento e pure un po’ emozionato. Mercoledì prossimo [14 maggio – ore 9:30] al Palaindoor di Ancona [per intenderci, il mio quartier generale] avrò la fortuna di poter conoscere e intervistare “The fastest thing on no legs” al secolo Oscar Pistorius che darà vita ad una specialissima sessione di allenamento davanti ad un pubblico di oltre 2.000 studenti. L’evento, intitolato “Desiderio, voglia di…mettersi in gioco!”, è organizzato dal Panathlon International Club di Ancona e sicuramente non mancherà di attirare nel capoluogo delle Marche il mondo dei media e tantissimi curiosi.

E a dirla tutta, speriamo che per quel giorno arrivi una bella notizia per questo giovane sudafricano con un sogno grande grande che solo una sentenza positiva del TAS (Tribunale Arbitrale dello Sport) di Losanna potrebbe far diventare finalmente realtà: partecipare alle Olimpiadi di Pechino accanto agli atleti normodotati. Anche se non faccio fatica ad immaginare il gran clamore che si scatenerebbe nel web e non solo in caso di un inappellabile ed agghiacciante “NO”. Personalmente avevo già espresso il mio punto di vista sulla vicenda, un anno fa, quando se ne parlava QUI su Blogosfere.

Ora, però, [prima magari rivedetevi il video della gara di Pistorius al Golden Gala 2007 di Roma], mi piacerebbe molto ricevere qualche consiglio/idea sulle domande da rivolgergli in occasione della mia intervista ad uno dei 100 personaggi [secondo il TIME] più influenti del Mondo. Grazie a chi vorrà farsi sentire e dire la sua come hanno fatto i Negramaro che hanno scelto proprio Oscar come protagonista del video della loro “Via le mani degli occhi”…per pensarci…

Usain Bolt | Video 100 metri in 9.76

592° giorno post-Ikea.

Usain Bolt 9.76 100 m KingstonAlla faccia di chi pensa che la Jamaica sia soltanto roba per “affumicati” e il giardino ideale dove far crescere un certo tipo di erba…su quest’isola delle Grandi Antille, infatti, sembra proprio che non esistano limiti di velocità…semmai è VIETATO ANDARE PIANO! Anche se qualcuno continuerà sempre ad avere dei legittimi dubbi sulla totale “naturalezza” delle performance dei velocisti figli di questa Terra…comunque e fino a prova contraria è ancora bello credere alla favola di questi giovani che vedono nell’atletica leggera un trampolino di lancio per scalare i sei gradi di separazione tra sè e la fama di atleti più veloci del mondo…un modo magari anche per meritarsi una borsa di studio in qualche prestigioso college americano dove si sa lo sport ha tutta un’altra considerazione rispetto a quella che appartiene invece alla realtà del quasi 100% delle Università italiane…ma questa è un’altra [brutta] storia di casa nostra…

Il protagonista di oggi si chiama, invece, Usain Bolt, è nato a Trelawny il 21 agosto 1986 e ieri [3 maggio 2008] a Kingston in occasione del meeting “Jamaica International” ha corso i 100 metri in 9.76 [vento +1.8 m/s]. Praticamente a soli due centesimi dal record del Mondo [9.74] stabilito QUI, il 9 settembre 2007, dal suo più celebre connazionale Asafa Powell che, a questo punto, sente il fiato sul collo di questo giovane sprinter rampante, alto 1,93 m per 78 kg di peso, divenuto di fatto il secondo uomo più veloce del Pianeta con la dichiarata ambizione, però, di non restare a lungo il numero 2…senza dimenticare la sua medaglia d’argento vinta nel 2007 ai Mondiali di Osaka nei 20o m, specialità in cui vanta un eccellente personal best di 19.75…insomma per Powell, un avversario in più con cui dividersi i favori del pronostico per la conquista a Pechino della medaglia delle medaglie in una finale olimpica dei 100 m veramente “da brivido” e che potrebbe vedere sui blocchi di partenza, il primatista mondiale, Bolt e l’americano campione del mondo in carica Tyson Gay. Allora non resta altro che dire: “Ai vostri posti!”…le polveri sono già accesse…

Questo, intanto, è il video del 9.76 di Usain Bolt.

Home-made Olympics | Nel 2008 i Giochi fatti in casa

546° giorno post-Ikea.

Già in archivio questa fantastica trasferta azzurra, da martedì mi sto un po’ deprimendo QUI. Nemmeno il tempo di tornare a casa e, dopo 5 misere ore nel mio lettuccio, eccomi di nuovo lontano 1000 chilometri. Purtroppo era l’unico posto dove, una settimana fa, è stato possibile prenotare [tramite Booking] un albergo last-minute dall’Italia per venire ad assistere a questo evento. Fa un freddo cane e [dolci a parte] non sopporto la cucina francese, ragion per cui non riesco a trovare sollievo nemmeno a tavola. Spero che nessuno abbia il coraggio di invitarmi a cena al mio rientro, perchè il prezzo della mia fame potrebbe costargli davvero molto caro…

Facezie a parte, il mondo in questi giorni è spaccato in due. Al centro della questione le Olimpiadi di Pechino. Andarci o boicottarle? Questo è il problema…Personalmente, per quel poco che ormai conosco dello sport, i Cinque Cerchi sono senz’altro l’ambizione più alta per chi lo vive ad alto livello e, dunque, in maniera puramente agonistica. E mi riferisco soprattutto a quelli che praticano discipline che hanno il loro momento massimo di visibilità e spesso pure di gratificazione proprio in occasione dell’appuntamento olimpico. Sono atleti che lavorano interi anni per questo traguardo, sacrificando se stessi e una parte non piccola della loro vita. Ma vero è anche che l’eccidio messo in atto dalla Cina in Tibet è qualcosa di incommensurabile, di fronte a cui non si può restare senza far nulla. Speriamo bene…per tutti.

Mi permetto di sdrammatizare un po’ con questa soluzione ai limiti del trash, ideata da qualche eccentrico francese, forse specialista di prove multiple, che ha pensato bene di prevenire la questione inventandosi le sue Olimpiadi fatte in casa. Guardate un po’ qui…simpatico, ma per favore DON’T IMITATE, PLEASE!

Via | VIDEOEMME