11/09

17esimo giorno ante-Ikea.

Non sono americano e non vivo a New York, ma oggi anche per me è l’11 settembre. Ho un ricordo strano di quel giorno in cui, forse per la prima volta, ho preso seriamente coscienza della relatività delle cose e dell’importanza del punto di vista da cui le si guarda. 24 ore prima ero stato dimesso, dopo quasi un mese, dall’ospedale. Sdraiato sul letto, stavo consumando accanitamente i tasti del telecomando della tv alla ricerca di qualcosa che non mi lasciasse il tempo di pensare alla mia convalescenza. Intanto, via sms una news dell’Ansa mi aveva appena informato che: “New York: un aereo si schianta contro il World Trade Center”. Confesso, con estrema onestà, di non aver subito collegato la denominazione “World Trade Center” all’immagine delle torri gemelle e, quindi, con eccessiva leggerezza, non avevo dato gran peso alla cosa. Questo, forse, era l’effetto “non mi tocca/non ci penso” delle tante/troppe terribili notizie, cronaca giornaliera dei disastri del mondo, ma delle quali, poi, non sempre la nostra attenzione riesce a cogliere il dramma…inconvenienti e contraddizioni della super-informazione che non sconvolge più il “sistema-Mondo”…insomma, da lì a poco, ho iniziato seriamente a pensare che il mio telecomando avesse qualche problema…il mio zapping non funzionava più…su tutti i canali la stessa scena…un grattacielo trafitto da un incendio e una colonna nerissima di fumo…oh!oh!Mi sa che era appena successo qualcosa di veramente grave…cazzo!Non mi dimenticherò mai la voce e la faccia di Emilio Fede (sì, proprio lui…per una volta cronista e basta!) quando, in diretta, tutta Italia e il resto del pianeta, su questa o su quell’altra emittente, videro il secondo aereo infilarsi dritto nella seconda torre………………………………………………………………..laggiù la disperazione urlata di un popolo intero. Nel resto del mondo, l’eco gelata di un silenzio avvelenato e tremolante…una scena da fantascienza!Troppo incredibile per essere possibile. Invece, era il finimondo. Davvero. Purtroppo. Mai come in quell’istante, mi sono sentito minuscolo e in pericolo. Eppure ero a migliaia di chilometri da quell’inferno. Mai come in quell’istante ho sentito nelle gambe una forza improvvisa per correre, scappare. Ma dove? Eppure fino a 10 minuti prima me ne stavo in quel letto, quasi in procinto di testamento, a piangermi addosso come l’uomo-larva più sfortunato della Terra. In quel momento, il mio problema, la mia malattia, di sicuro, non erano (come non sono mai stati) il peggior male dell’Umanità…

Il resto è già storia e la ripetizione infinita della cronaca di quel giorno che ha cambiato tutti gli altri giorni. Ed io oggi, mentre spengo la televisione e non leggo i giornali per leggere il sensazionalismo mediatico delle 1000 presunte verità sull’11 settembre, chiudo gli occhi e ripenso a 5 anni fa, quando io, nel mio letto, ho avuto solo paura e, invece, tante persone, fatalmente fino alla fine, non hanno mai smesso di avere coraggio. Per loro, onore e rispetto.    

           

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